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La visibilità non è un compenso: il caso INPS e la commissione CONTENDER

Due notizie raccontano due modi opposti di considerare il lavoro degli artisti: chiedere loro di produrre gratuitamente oppure selezionarli per affidare una vera commissione.



Ci sono notizie che, osservate separatamente, sembrano appartenere a mondi diversi. Accostate, rivelano invece uno dei problemi centrali del lavoro artistico in Italia.

Da una parte c’è INPS, che ha lanciato il contest “Crea con noi la prossima carta”, rivolto ad artisti, illustratori e designer maggiorenni. Per partecipare è necessario realizzare un’illustrazione originale dedicata a uno dei servizi dell’Istituto, seguendo il template e le indicazioni previste dal progetto.

Dall’altra parte c’è un collezionista che ci ha chiesto di realizzare CONTENDER: un dipinto monumentale largo quasi cinque metri, ispirato al grande squalo bianco monitorato da OCEARCH e tornato recentemente a trasmettere dopo mesi di silenzio.

Entrambi i progetti utilizzano l’arte per raccontare una storia.

Ma rappresentano due modelli economici e culturali profondamente diversi.


Cosa prevede il contest INPS


Il regolamento INPS è chiaro: l’iniziativa non costituisce un concorso a premi e non prevede premi in denaro, compensi o rimborsi spese.

Gli artisti partecipano gratuitamente, realizzando un’illustrazione originale conforme al brief. Le opere selezionate possono essere impiegate per la stampa delle carte, per la comunicazione istituzionale e promozionale, per iniziative divulgative e per eventi.

Gli autori conservano la titolarità delle opere e vengono citati, ma concedono gratuitamente a INPS una licenza d’uso non esclusiva, valida in Italia e all’estero per le finalità del progetto.

Non c’è nulla di nascosto: le condizioni sono dichiarate.

Il punto non è contestare la legittimità dell’iniziativa, né stabilire se un artista debba partecipare. Ognuno può valutare liberamente se l’opportunità sia coerente con il proprio percorso.

Il punto è chiamare correttamente le cose.


La citazione dell’autore è un diritto. La visibilità è una possibile conseguenza. Il compenso è il riconoscimento economico del lavoro.


Non sono sinonimi.

Quando un’istituzione chiede a molti professionisti di produrre un’opera prima della selezione, il tempo, il costo creativo e il rischio dell’operazione ricadono sugli artisti.

L’illustrazione scelta, invece, contribuirà concretamente alla comunicazione dell’Istituto.

La visibilità può avere valore. Ma non dovrebbe essere utilizzata automaticamente come moneta con cui sostituire il compenso.


CONTENDER: prima si seleziona l’artista, poi gli si chiede di lavorare


Contender è un maschio adulto di squalo bianco lungo circa 4,2 metri e dal peso stimato di circa 750 chilogrammi.

Secondo OCEARCH, è il più grande maschio di squalo bianco marcato dall’organizzazione nella popolazione dell’Atlantico nordoccidentale. Dopo mesi senza segnali, il 10 luglio 2026 il trasmettitore satellitare applicato alla sua pinna dorsale ha inviato un nuovo ping.

Il ritorno di Contender ha ispirato la richiesta di un collezionista: trasformare la sua storia in un dipinto largo quasi cinque metri.

L’opera ancora non esiste. Proprio per questo la scelta dell’artista sarà decisiva.

Ma non chiederemo a decine di artisti di realizzare gratuitamente interpretazioni, bozzetti o progetti completi nella speranza di essere selezionati.

La prima valutazione avverrà attraverso:

  • portfolio;

  • ricerca artistica già sviluppata;

  • esperienza con opere di grande formato;

  • padronanza tecnica;

  • coerenza con il soggetto;

  • capacità di rispettare tempi e condizioni professionali.

Soltanto dopo la selezione dell’artista inizieranno il confronto sul progetto, la definizione economica, il contratto e la produzione dell’opera.

La differenza sembra minima, ma cambia tutto.

Nel primo modello, molti artisti lavorano gratuitamente e soltanto alcuni vengono selezionati.

Nel secondo, l’artista viene scelto sulla base del percorso che ha già costruito e successivamente riceve un incarico per produrre qualcosa di nuovo.


A cosa serve davvero un portfolio


Un portfolio professionale dovrebbe permettere a chi seleziona di valutare ricerca, tecnica, coerenza, esperienza e capacità realizzativa.

Se il lavoro già compiuto da un artista non è sufficiente nemmeno per individuare una rosa ristretta di candidati, il problema non è l’assenza di una prova gratuita.

Il problema è la qualità del processo di selezione.

Un architetto non progetta gratuitamente trenta edifici nella speranza che uno venga approvato. Un regista non realizza un film completo per candidarsi a dirigerne un altro.

Eppure, nel mondo dell’arte e della comunicazione, continua a sembrare normale chiedere lavori finiti come condizione preliminare per essere presi in considerazione.

Il compito dell’art management è anche assumersi la responsabilità della scelta: conoscere gli artisti, leggere i loro percorsi, interpretare il desiderio del committente, individuare il linguaggio corretto e ridurre il rischio per entrambe le parti.

Pubblicare una call e aspettare centinaia di proposte non equivale automaticamente a fare selezione.


Gli artisti non hanno bisogno soltanto di opportunità


Negli ultimi anni si sono moltiplicati contest, premi, open call ed esposizioni.

Alcune iniziative sono serie e costruiscono valore. Altre trasferiscono sugli artisti costi, produzione e rischio, offrendo in cambio una possibilità di selezione e una promessa di visibilità.

Ma una carriera non cresce accumulando candidature.

Cresce quando esistono persone e organizzazioni disposte a investire: collezionisti, imprese, istituzioni, fondazioni e professionisti capaci di trasformare un desiderio in un incarico sostenibile.

CONTENDER non è importante soltanto per le dimensioni dell’opera o per la notorietà dello squalo che l’ha ispirata.

È importante perché nasce da un collezionista che desidera un’opera che ancora non esiste ed è disposto a renderla possibile.

Questa è la differenza tra chiedere creatività e commissionare arte.


Il modello che vogliamo costruire


The Art Manager e Veridieci lavorano per creare un collegamento concreto tra chi desidera un’opera e l’artista capace di realizzarla.

Non ci interessa raccogliere il maggior numero possibile di candidature. Ci interessa costruire una corrispondenza precisa tra richiesta, linguaggio artistico e capacità professionale.

Una commissione ben gestita produce molto più di una vendita:

  • crea un’opera irripetibile;

  • rafforza il percorso dell’artista;

  • genera fiducia nel collezionista;

  • dimostra la qualità dell’art management;

  • produce un risultato documentabile;

  • può diventare una prova permanente del valore di tutte le persone coinvolte.

Gli artisti non hanno bisogno soltanto di essere visti.

Hanno bisogno che qualcuno creda abbastanza nel loro lavoro da commissionarlo.


Candidature per CONTENDER


Gli artisti interessati alla commissione possono inviare:

  • portfolio;

  • breve biografia;

  • tre opere pertinenti;

  • eventuali esperienze con opere di grande formato.

L’indirizzo è veridieci@gmail.com.

Nell’oggetto della mail indicare:


CONTENDER — Nome e cognome


La prima selezione avverrà esclusivamente sul lavoro già realizzato.

Non sono richiesti progetti gratuiti.

Un ping satellitare dura un istante.

Un’opera può restare.


 
 
 

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